Tutti gli articoli

Social · Guida

Piano editoriale social per uno studio professionale: come farlo

Un piano editoriale social per uno studio professionale si costruisce in cinque passi: il cliente che vuoi, un canale principale, poche rubriche fisse, uno scopo per ogni contenuto e una cadenza sostenibile. Il resto è calendario.

Leandro Santarelli

· 6 min di lettura

Cos'è un piano editoriale

Quando si parla di piano editoriale, molti immaginano un foglio di calcolo con trenta caselle colorate, una per giorno. Quello è un calendario, ed è l'ultima cosa da fare.

Il piano editoriale è la risposta scritta a tre domande: a chi parli, cosa gli dici e cosa vuoi che faccia dopo. Il calendario serve solo a distribuire nel tempo le risposte.

La differenza si vede nei risultati. Uno studio senza piano decide il post la mattina stessa, spesso in base a cosa ha sotto mano: una foto, una ricorrenza, una notizia. Uno studio con un piano sa già che martedì parlerà di un dubbio tipico dei suoi clienti, perché quel dubbio è il motivo per cui molte persone non lo chiamano.

1. Parti dal cliente che vuoi

Il primo passo non riguarda i social: riguarda il tuo lavoro. Chi è il cliente che vorresti avere di più? Non "tutti quelli che hanno bisogno di un avvocato", ma, per esempio, "genitori separati che devono rivedere l'assegno di mantenimento".

Per quel cliente, scrivi:

  • Il problema che ha quando inizia a cercare un professionista.
  • I dubbi che lo fanno esitare prima di chiamare (costi, tempi, paura di essere giudicato).
  • Le parole che usa per descrivere il problema, che di solito non sono le tue.

Questa pagina di appunti vale più di qualsiasi lista di idee scaricata da internet. Se fatichi a scriverla, il problema è a monte dei social: serve chiarire il posizionamento, ed è il lavoro della strategia e del piano marketing.

2. Scegli un canale principale

Essere presenti ovunque, con poco tempo, vuol dire essere presenti male ovunque. Scegli un canale principale, quello dove si trovano i clienti che hai descritto, e curalo bene. Gli altri possono venire dopo, riutilizzando gli stessi contenuti.

Qualche indicazione di massima:

  • Instagram: per chi lavora con privati e pazienti, e per professioni in cui contano volto e ambiente (medici, dentisti, psicologi, nutrizionisti, agenti immobiliari).
  • LinkedIn: per chi lavora con aziende, imprenditori e altri professionisti (commercialisti, consulenti del lavoro, avvocati d'impresa, architetti per il commerciale).
  • TikTok: per chi ha voglia di stare in video con continuità e si rivolge anche a un pubblico giovane.

3. Definisci 3-4 rubriche

Una rubrica è un tipo di contenuto che torna con regolarità. Serve a te, perché non devi reinventare tutto ogni settimana, e serve a chi ti segue, perché impara cosa aspettarsi.

Per uno studio professionale, quattro rubriche di solito bastano:

  1. Domande dei clienti: una domanda reale, con la risposta.
  2. Come lavoro: cosa succede dal primo contatto alla fine, cosa portare, quanto dura.
  3. Errori da evitare: cosa vedi fare prima che le persone arrivino da te.
  4. Chi sono: il tuo percorso, lo studio, le persone.

Ogni rubrica deve rispettare le regole della tua professione: niente promesse di risultato, niente confronti con i colleghi, niente dati riconoscibili dei clienti. Il dettaglio per medici, avvocati e commercialisti è in cosa può pubblicare un professionista sui social.

4. Dai uno scopo a ogni contenuto

È il passo che quasi tutti saltano, ed è quello che separa i social che portano richieste da quelli che portano solo like. Ogni contenuto deve avere uno di questi tre scopi:

  • Farti scoprire da chi non ti conosce: risposte brevi a domande comuni, video, contenuti da condividere.
  • Farti scegliere da chi ti sta valutando: come lavori, chi sei, i dubbi più specifici.
  • Farti contattare: un invito chiaro a scrivere, prenotare, fare una domanda.

Se un post non ha nessuno dei tre scopi, chiediti perché lo stai pubblicando. Un buon equilibrio, per molti studi, è avere ogni settimana almeno un contenuto per ciascuno scopo.

5. Una cadenza che puoi mantenere

La cadenza giusta è quella che riesci a tenere per sei mesi senza saltare settimane. Meglio due contenuti curati ogni settimana, per sempre, che cinque al giorno per un mese e poi il silenzio. Il tema lo approfondisco in ogni quanto pubblicare sui social.

Un trucco pratico: blocca in agenda due ore fisse al mese per preparare i contenuti del mese successivo. Scrivere quattro post in una volta richiede molto meno tempo che scriverne uno alla volta, all'ultimo minuto.

Un mese di esempio

Esempio · un mese per uno studio di commercialisti su LinkedIn

Cliente scelto: titolari di piccole aziende al primo anno con dipendenti. Due post a settimana.

  1. Settimana 1. Domanda: "Assumo il primo dipendente: quanto mi costa davvero?" (scoprire). Come lavoro: "Cosa ci serve per il primo incontro" (contattare).
  2. Settimana 2. Errore: "Le tre scadenze che i nuovi datori di lavoro dimenticano" (scoprire). Chi sono: "Perché ci occupiamo soprattutto di piccole aziende" (scegliere).
  3. Settimana 3. Domanda: "Meglio un collaboratore o un dipendente?" (scoprire). Come lavoro: "Come seguiamo un cliente durante l'anno" (scegliere).
  4. Settimana 4. Errore: "Cosa non fare prima di chiudere il bilancio" (scoprire). Invito: "Se stai per assumere, scrivici e ti diciamo cosa preparare" (contattare).

Nota come ogni post parla allo stesso cliente, con uno scopo preciso. Il piano si può adattare a qualsiasi professione cambiando il cliente e le domande.

Come capire se funziona

Dopo due o tre mesi guarda i numeri che contano: quanti messaggi e richieste sono arrivati dai social, e da quali contenuti. Le visualizzazioni e i like servono solo a capire cosa interessa; il risultato vero sono le persone che ti scrivono.

Quando il piano è costruito così, i contatti possono arrivare anche senza pubblicità: per un agente immobiliare che ho seguito, partito da zero, i soli contenuti organici hanno portato 2-3 contatti al giorno in meno di 3 mesi (il caso è nei casi studio).

Se vuoi un piano editoriale costruito sui clienti che vuoi avere e sulle regole della tua professione, è il cuore del servizio Social e contenuti. Puoi partire da una call gratuita di 30 minuti.

Domande frequenti

Cosa deve contenere un piano editoriale social?

Il cliente a cui ti rivolgi, il canale principale, le rubriche fisse, lo scopo di ogni contenuto e la cadenza. Il calendario con date e formati viene alla fine.

Ogni quanto si aggiorna il piano editoriale?

Conviene preparare i contenuti un mese alla volta e rivedere il piano ogni tre mesi, guardando quali contenuti hanno portato messaggi e richieste.

Con quale strumento si fa un piano editoriale?

Basta un foglio di calcolo con data, canale, rubrica, scopo e stato del contenuto. Gli strumenti di programmazione aiutano a pubblicare, ma non sostituiscono le decisioni del piano.

Quante rubriche servono a uno studio professionale?

Tre o quattro sono sufficienti: domande dei clienti, come lavori, errori da evitare e chi sei. Poche rubriche fisse rendono il lavoro più veloce e il profilo più riconoscibile.

Continua a leggere

Altre guide per professionisti

Tutte le guide su social

Il tuo prossimo passo

Vuoi che i tuoi social ti portino richieste, non solo like?

In una call strategica gratuita di 30 minuti capiamo dove stai perdendo clienti e da dove conviene partire. Risposta alla richiesta entro 24 ore lavorative.