Social · Guida
Medici, avvocati, commercialisti: cosa si può pubblicare sui social
Un professionista può pubblicare sui social molto più di quanto pensa, purché informi senza promettere risultati e senza confrontarsi con i colleghi. Qui trovi le regole principali per medici, avvocati e commercialisti, e una checklist da usare prima di ogni post.
Leandro Santarelli
· 7 min di lettura
Informare sì, promettere no
Molti professionisti non pubblicano, o pubblicano pochissimo, per paura di sbagliare. È una paura comprensibile: medici, avvocati, commercialisti e psicologi hanno regole precise su come possono presentarsi al pubblico, e una segnalazione all'ordine non la vuole nessuno.
Il punto di partenza, però, è più rassicurante di quanto sembri. Per le professioni regolamentate il DPR 137 del 2012 (articolo 4) ammette la pubblicità informativa con ogni mezzo, quindi anche sui social. Può riguardare l'attività, le specializzazioni, i titoli, la struttura dello studio e i compensi. Il messaggio deve essere veritiero, corretto, rispettare il segreto professionale e non essere equivoco, ingannevole o denigratorio.
Su questa base ogni professione ha poi le sue regole, a volte molto più strette. Le vediamo una per una. Una premessa importante: questo articolo è una guida pratica, non una consulenza legale. Le regole del tuo ordine, e le sue interpretazioni, vanno sempre verificate alla fonte.
Medici e dentisti
Per le professioni sanitarie la regola più importante è nella legge di bilancio 2019 (legge 145/2018, articolo 1, comma 525): le comunicazioni informative di strutture e professionisti sanitari possono contenere solo le informazioni utili a garantire la sicurezza dei trattamenti, escluso qualsiasi elemento promozionale o suggestivo. La stessa legge (comma 536) affida agli Ordini il controllo disciplinare e la possibilità di segnalare le violazioni all'AGCOM, l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni.
In pratica, secondo le letture più diffuse:
- Sì a titoli, specializzazioni, servizi offerti, come si svolge una visita, informazioni corrette sulla salute.
- No a sconti, offerte, "pacchetti" e messaggi che fanno leva sul prezzo per attirare pazienti.
- No a promesse di risultato e a toni che suggeriscono un esito garantito.
Ci sono poi le indicazioni sul comportamento online. Le linee guida per i medici sui social riportate da Agenda Digitale ricordano, per esempio, il divieto di promuovere direttamente prodotti sanitari e raccomandano di dichiarare apertamente eventuali conflitti di interesse.
Due temi meritano un'attenzione particolare, perché sono i più delicati: le foto "prima e dopo" e le testimonianze dei pazienti. Oltre alle regole deontologiche c'è la privacy, perché si tratta di dati sanitari. Prima di pubblicarle, chiedi al tuo Ordine provinciale come le valuta.
Avvocati
Il riferimento è l'articolo 35 del codice deontologico forense, il "dovere di corretta informazione". Dopo la modifica del 2016 la norma non limita più l'informazione al sito dello studio: vale per qualunque mezzo, social compresi. L'informazione deve essere vera, corretta, trasparente e non comparativa.
Il punto su cui si inciampa più spesso è il comma 8: nelle informazioni al pubblico l'avvocato non deve indicare il nome dei propri clienti, nemmeno se questi sono d'accordo. Non è teoria: il Consiglio nazionale forense, con una decisione del 2024 (n. 294), ha confermato una sanzione proprio per questo motivo, anche se il nome era già stato reso pubblico da altri. E già nel 2019 il Consiglio distrettuale di disciplina di Milano aveva segnalato post su LinkedIn con premi professionali e nomi di clienti.
Quindi: niente "abbiamo assistito la società X nell'operazione Y", niente foto con il cliente soddisfatto. Sì, invece, a spiegazioni chiare di come funziona una procedura, ai diritti che le persone non sanno di avere, agli errori da evitare prima di firmare un contratto. Se vuoi approfondire come trasformare queste regole in un profilo che lavora, ne parlo nell'articolo su Instagram per avvocati.
Commercialisti
Il codice deontologico dei dottori commercialisti, approvato dal Consiglio nazionale della categoria (CNDCEC), ammette la pubblicità informativa a condizione che sia veritiera, decorosa, non ingannevole e non comparativa. La presenza su LinkedIn, Instagram o Facebook con contenuti professionali è quindi possibile.
Cosa funziona, e resta dentro le regole:
- Spiegare una scadenza o una novità fiscale con un esempio concreto.
- Raccontare gli errori più comuni che vedi fare a chi apre una partita IVA.
- Presentare lo studio, le persone e il modo di lavorare.
Cosa evitare: presentare lo studio come la soluzione sicura a ogni problema fiscale, confrontarsi con altri studi ("da noi paghi meno tasse"), toni da offerta commerciale. Il codice è stato aggiornato più volte: controlla sempre la versione in vigore sul sito del Consiglio nazionale.
Psicologi e altre professioni
Anche il codice deontologico degli psicologi ammette la pubblicità informativa, purché trasparente e veritiera, e vieta i comportamenti scorretti per procurarsi clienti (articolo 40 nella versione storica del codice). Il codice è stato rivisto nel 2023: prima di pubblicare, verifica il testo aggiornato sul sito del Consiglio nazionale dell'Ordine degli psicologi o del tuo ordine regionale, che in alcuni casi dà indicazioni specifiche sulla pubblicità.
Per le altre professioni regolamentate (architetti, ingegneri, notai e così via) vale il principio generale del DPR 137 del 2012, più le regole del proprio ordine. Fisioterapisti, veterinari, nutrizionisti e le altre professioni sanitarie con un albo rientrano invece nella stessa norma vista per i medici, la legge 145/2018: informazione sì, elementi promozionali no. Gli agenti immobiliari non hanno un ordine, ma restano le regole generali contro la pubblicità ingannevole.
La checklist prima di ogni post
Checklist · cinque domande prima di pubblicare
- Sto informando o sto promettendo un risultato?
- Mi sto confrontando, anche solo implicitamente, con i colleghi?
- C'è un nome, una foto o un dettaglio che rende riconoscibile un cliente o un paziente?
- C'è un prezzo presentato come offerta, sconto o occasione?
- Se il mio ordine leggesse questo post, saprei spiegare perché è informativo?
Se una risposta ti mette a disagio, riscrivi il post o chiedi un parere all'ordine prima di pubblicarlo.
Cosa puoi pubblicare senza dubbi
Le regole sembrano tante, ma lasciano fuori proprio i contenuti che portano più richieste. Chi cerca un professionista vuole capire tre cose: se sei la persona giusta per il suo problema, come lavori, e se si può fidare. Tutte e tre si raccontano informando.
- Le domande che ti fanno ogni settimana, con la risposta onesta.
- Come si svolge il lavoro: la prima visita, la prima consulenza, cosa portare, quanto dura.
- Gli errori più comuni che vedi fare prima che le persone arrivino da te.
- Chi sei: il tuo percorso, le persone dello studio, perché fai questo lavoro.
Sono contenuti che rispettano le regole di quasi tutte le professioni e che, scritti bene, fanno arrivare persone già convinte. Il problema non è cosa si può dire, ma dirlo in modo che chi legge si riconosca: per questo, quando lavoro su Social e contenuti, le regole del tuo ordine le guardiamo insieme prima di scrivere il piano. Se vuoi capire cosa puoi pubblicare nel tuo caso, partiamo da una call gratuita di 30 minuti.
Domande frequenti
Un medico può fare pubblicità sui social?
Può fare comunicazione informativa: titoli, specializzazioni, servizi, informazioni sanitarie corrette. La legge 145/2018 esclude però ogni elemento promozionale o suggestivo, quindi niente sconti, offerte o promesse di risultato.
Un avvocato può pubblicare i casi vinti?
Può spiegare un tema o una procedura, ma il codice deontologico forense (articolo 35) vieta di indicare il nome dei clienti, anche con il loro consenso. Raccontare "il caso del cliente X" è quindi da evitare.
Un commercialista può fare post sponsorizzati?
La pubblicità informativa è ammessa anche a pagamento, se resta veritiera, decorosa e non comparativa. Prima di avviare campagne conviene verificare il codice in vigore e, nel dubbio, chiedere al proprio ordine.
Chi controlla cosa pubblica un professionista?
Il proprio ordine professionale, che può aprire un procedimento disciplinare. Per le professioni sanitarie la legge 145/2018 prevede anche la segnalazione all'AGCOM.
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